Aug
07
2016
Se vince il No, l'Italia resterÓ ingovernabile
Intervista pubblicata su il "Trentino"

“Chi vota no al referendum costituzionale, non vota per una riforma migliore, ma per tenere tutto com’è oggi. Un Paese ingovernabile”.

Il senatore Giorgio Tonini renziano di ferro bolla come pretestuoso l’ultimatum della minoranza Pd (“O cambia la legge elettorale, o voltiamo no”). E sulle garanzie sulle autonomie avverte: “L’intesa le rafforza, ma non può essere un diritto di veto”.

 

 

Senatore Tonini, la minoranza Pd ha detto ufficialmente che se non sarà cambiata la legge elettorale, voterà no al referendum sulla riforma della Costituzione. Come ne uscirà Renzi?

 

“ Comincerei col dire che al referendum la parla ce l’hanno i cittadini, che devono sapere che l’alternativa non è tra questa riforma e l’ottimo, ma tra questa riforma e lo status quo: tenersi due Camere  che fanno le stesse cose, mille parlamentari, una ripartizione delle competenze confuse tra Stato e Regioni, le Province mezze abolite e mezze no, un ente inutile come il Cnel. Io il ragionamento della minoranza  Pd non lo capisco: intanto la legge elettorale non fa parte della Costituzione e non è in discussione nel referendum.

 

 

Renzi però aveva aperto a possibili modifiche…

 

Renzi ha detto che l’Italicum non è il Talmud e quindi si può modificare, a condizione che si abbia un’idea chiara su come cambiarlo, possibilmente in meglio, e ci sia una maggioranza. Due condizioni che non ci sono perché sia i M5S che il centrodestra hanno escluso di sedersi a un tavolo prima del referendum. Quindi davvero non capisco di cosa parliamo, mi sembra un ragionamento pretestuoso.

 

 

Cambiare la legge elettorale vi esporrebbe alle accuse dei 5 Stelle che cambiate per impedire loro di vincere le elezioni?

 

Per me l’Italicum va bene così com’è. La sua virtù principale è che garantisce un vincitore alle elezioni senza mettere in campo alleanze spurie come quella del Pd con Alfano e Verdini. Che è esattamente quello che la minoranza interna rimprovera da sempre a Renzi. Certo, un sistema che fa vincere uno, non è detto che faccia vincere quello che piace a me. Ma questa è la democrazia.

 

Speranza (Pd) ricorda che al referendum non si vota sul governo ma sulla Costituzione, e che ci dovrà esserci libertà di coscienza. E’ d’accordo?

 

La libertà di coscienza è garantita dal voto segreto. Trovo davvero stravagante che chi ha votato questa riforma in Parlamento poi voti no al referndum. Il Pd ha costruito un compromesso complesso e su questo  abbiamo qualificato la nostra azione di governo. Mi sembra uno sproposito dire che al referendum una posizione vale l’altra.

 

 

E che voterà no, come già hanno annunciato dieci parlamentari Pd?

 

Noi non siamo i 5 Stelle e non abbiamo mai cacciato nessuno. Dico solo che le ragioni dei sostenitori del no non sono convincenti. La forzatura autoritaria della riforma non ha nessun riscontro: i poteri del premier restano quelli di oggi, non viene abolito nessun contrappeso, anzi se ne introduce uno tutt’altro che marginale, il Senato  dei Comuni e delle Regioni.

 

 

In Trentino il fronte del sì sembra molto tiepido e il comitato di coalizione non si vede. Preoccupato?

 

 

Un rallentamento organizzativo è anche dettato dal probabile slittamento del referendum a novembre , poi mettere insieme partiti e società civile è sempre complesso e non mi sembra il punto decisivo. Penso che sia importante che ci siano tante iniziative sul territorio per entrare nel merito della riforma. Come Pd le faremo, nel Pat si discute e c’è un orientamento forte per il sì.

 

 

Ma c’è anche chi non è convinto…

 

 

Kaswalder sostiene che era meglio la riforma di Berlusconi, ma gli ricordo che l’alternativa non è tra questa riforma e quella di Berlusconi. Nella Costituzione attuale non c’è nessuna intesa né debole né forte. La riforma Boschi rafforza le garanzie per l’autonomia, la prova è che uno degli argomenti dei sostenitori del no, è che le autonomie speciali vengono potenziate anziché abolite.

 

 

Anche Dorigatti però aveva parlato di un Intesa scritta sulla carta velina…

 

 

Poi è andato a Roma e si è convinto che non c’è nessun allarme. Bisogna chiarirsi che parliamo di autonomia non di indipendenza. Il principio dell’Intesa ci rafforza, ma non è un diritto di veto. L’autonomia sta dentro la Repubblica, sopra gli Statuti ci sono la Costituzione e il parlamento.

 

 

Renzi riuscirà a de-politicizzare il referendum o sarà l’occasione per le opposizioni di saldarsi e di mandarlo a casa? 

 

 

 

Gli elettori del centrodestra e del M5S che legittimamente non amano Renzi devono interrogarsi sulle conseguenze: se non passa la riforma alle prossime elezioni non vince nessuno e non si fa nessuna riforma. Si andrà a votare con una legge proporzionale e ci terremo un sistema ingovernabile. Come la Spagna.

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