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dicembre
22
2011
Noi nella terza fase
Articolo pubblicato su "Europa"
  Con il grande discorso di martedì alle alte cariche dello Stato, il presidente Napolitano ha celebrato la chiusura di quella che potremmo chiamare la "seconda fase" della democrazia italiana, la fase che coincide con la stagione berlusconiana. Lo ha fatto con il consueto stile asciutto e diretto, quasi ad evitare che inutili orpelli retorici schermassero la lucidità della visione, sull'Italia di oggi e di domani, e attenuassero la forza del richiamo della classe dirigente alle sue responsabilità nei confronti del paese.

Nel bilancio della seconda fase della Repubblica le ombre sovrastano le luci. La prova, per Napolitano, sta nell'epilogo di questa stagione: nell'anno che si sta concludendo, "si sono concretizzati per il nostro paese rischi assai gravi, dinanzi ai quali non hanno retto i preesistenti equilibri politici". La ragione di questa clamorosa inadeguatezza, Napolitano l'ha individuata da tempo nel carattere esasperatamente partigiano ("hyperpartisan", ebbe a definirlo una volta) del confronto politico: "distorta dialettica tra maggioranza e opposizione", "clima aspramente divisivo", "irriducibile contrapposizione, ai limiti della incomunicabilità", "esasperazione patologica del conflitto tra governo, maggioranza e opposizione". Non avrebbe potuto esserci giudizio più severo e definitivo sul bipolarismo malato di questi anni, fondato... [continua]

dicembre
06
2011
Avviate scelte robuste. Ora non sfiliamoci
Articolo pubblicato su L'Unità
  "La situazione è grave, ma non è seria", diceva Ennio Flaiano della politica italiana. Mai abbiamo sentito vero questo aforisma come negli anni del governo Berlusconi. La mancanza di serietà, tanto più inaccettabile dinanzi ad una crisi di eccezionale gravità, era diventata, agli occhi delle opinioni pubbliche europee, la cifra fondamentale della politica italiana e dello stesso nostro paese. Con evidenti, gravissime, conseguenze: a cominciare dal ripudio, da parte di quelle stesse opinioni pubbliche, prima tra tutte quella tedesca, di qualunque politica ispirata a criteri di solidarietà e corresponsabilità europea. L'Italia stava così diventando l'epicentro di una crisi che ha rischiato e rischia tuttora di travolgere l'intera costruzione europea, con rischi incalcolabili e perfino inimmaginabili per la tenuta del nostro sistema economico e sociale.

È stata questa crisi di credibilità che ha travolto il governo Berlusconi e, grazie alla accorta regia del presidente Napolitano, ha aperto la strada al governo Monti. Ora, per dirla ancora con Flaiano, la situazione è sempre grave, ma almeno la politica è diventata seria. Con Monti a Palazzo Chigi, l'Italia ha subito riacquistato credibilità in Europa. I famosi spread e gli indici di borsa hanno cominciato a giovarsene, ma per disegnare una vera inversione di rotta i mercati aspettavano la prova dei... [continua]

novembre
26
2011
Per creare lavoro basta posti a vita
Il mio editoriale pubblicato su "L'Adige"

Con l'incontro a tre di giovedì scorso a Strasburgo, con Merkel e Monti ospiti di Sarkozy, l'Italia è tornata quella che era stata a lungo, da De Gasperi in poi: insieme a Francia e Germania, uno dei tre grandi paesi fondatori dell'Europa.
Ora, per l'Italia, alle parole devono seguire i fatti. Sui tre versanti che il nuovo governo ha dichiarato di voler aggredire in modo simultaneo: il debito pubblico troppo alto, la crescita economica troppo bassa, le disuguaglianze sociali insostenibili.
Per ridurre il debito, l'Italia si è impegnata al pareggio di bilancio entro il 2013: dunque non solo non faremo più debiti, ma cominceremo a restituirli anno dopo anno. Per raggiungere questo risultato, Monti sta preparando un pacchetto di misure forti, con l'unico vincolo (almeno per quanto riguarda il Partito democratico) della equità sociale: a ciascuno deve essere chiesto un contributo proporzionato alle sue forze e deve pagare di più chi finora ha pagato di meno. Quindi, per fare due esempi, se si tratta di accelerare la riforma delle pensioni portando da subito tutti al sistema contributivo, i primi della lista devono essere i parlamentari. E se si tratta di reintrodurre, per tutti o quasi, l'Ici o altre imposte sulla casa, lo sforzo maggiore deve essere chiesto a chi ha la villa o l'appartamento di lusso e magari la seconda e la terza casa.
Ma il rigore finanziario non sarà... [continua]

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novembre
17
2011
Con Monti l'Italia torna in serie A
Articolo pubblicato su "L'Unità"
  La Camera non aveva ancora votato la fiducia al governo Monti e già l'Italia veniva riammessa in serie A. Dopo anni di umilianti esclusioni, giovedì a Strasburgo ci sarà un vertice a tre: Merkel-Sarkozy-Monti. I tre grandi paesi fondatori dell'Europa (e dell'euro) tornano a parlarsi in modo diretto e a cercare insieme la via d'uscita dalla crisi più grave dal dopoguerra ad oggi. Non poteva esserci migliore conferma per la coraggiosa scelta del PD di sostenere la proposta del presidente Napolitano di formare un nuovo governo, un "governo di impegno nazionale", come lo ha definito lo stesso Monti, e di accordargli in Parlamento una fiducia piena.

La mossa Napolitano-Monti, sostenuta responsabilmente da Berlusconi, Bersani e Casini, ha sbloccato il pericoloso stallo nel quale stavano entrando sia l'Italia che l'Europa: uno stallo che poteva portare ad un esito catastrofico su scala planetaria, come dimostra l'angoscia con la quale lo stesso Obama segue gli sviluppi della crisi italo-europea. Per affrontare in modo credibile e vincente la crisi del suo troppo grande debito pubblico, l'Italia ha bisogno dell'Europa, di un'Europa che accetti il ruolo di garante di ultima istanza del debito stesso. Se questo non avviene, l'Italia (come la Grecia, la Spagna, presto forse perfino la Francia) rischia di avvitarsi in una rincorsa senza fine di tassi d'interesse che continuano a crescere,... [continua]

novembre
16
2011
Il governo che chiude la transizione
pubblicato su www.qdrmagazine.it

 Ha ragione Massimo D'Alema: il governo Monti non sarà una parentesi. Piuttosto, aggiungiamo noi, sarà un governo di transizione, nel senso più alto e forte del termine. Dunque, anche se composto di soli tecnici e sostenuto da una maggioranza parlamentare frutto di convergenze parallele e non di un accordo di coalizione, sarà un governo politico, eminentemente politico, come non si è stancato di ripetere il presidente Napolitano. Perché al suo lavoro e a quello della inedita maggioranza che lo sosterrà in Parlamento, è affidato il compito storico, un compito che potremmo definire uno e trino, di chiudere, o almeno avviare a conclusione, la lunga transizione italiana: sul terreno socio-economico, su quello istituzionale e su quello politico.

Il governo Monti dovrà traghettare l'Italia fuori dall'economia del debito: un compito che ha tutte le caratteristiche dell'emergenza, ma che non potrà essere assolto solo con interventi congiunturali. Se la massima del governo Berlusconi-Tremonti era stata "Non si fanno riforme durante le crisi", quella del nuovo esecutivo sarà il suo opposto: "una crisi strutturale come quella in cui siamo può essere affrontata solo con riforme strutturali". La presenza di riformisti del calibro di Piero Giarda al delicatissimo snodo tra governo e parlamento e di Elsa Fornero al lavoro è un chiaro messaggio... [continua]

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Gli appelli di Alberto Pacher, Italo Gilmozzi, Sara Ferrari e Margherita Cogo a sostegno di Giorgio Tonini candidato alle primarie del 25 ottobre alla segreteria del PD del Trentino »

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Time to rethink, not reassure

Intervento di David Miliband pubblicato su "The New Statesman"

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La lettera inviata dal Presidente Barroso al Presidente del Consiglio Mario Monti

Il Consiglio europeo informale di ieri sera ha concordato sulla necessità di adottare misure immediate per rilanciare la crescita e l'occupazione.

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"Le difficoltà della politica (in Europa e in Italia)"

La lectio magistralis di Bologna del Presidente Napolitano

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Remarks by the President in State of the Union Address

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A blueprint for Germany to save the eurozone

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