Jun
07
2016
Milano non affatto persa dal Pd
L'intervista ad Alessandra Ricciardi pubblicata su Italia Oggi

Nessuno stupore, sono conferma­te le previsioni della vigilia». Giorgio Tonini,  presidente della commissione bilancio del senato e vicepresidente del Pd di Palazzo Madama, tira le somme delle ammi­nistrative di domenica. E in vista del referendum di ottobre dice: "Se prevale il voto di protesta, può succe­dere di tutto".

 

Partiamo da Milano, il centrodestra ha fatto un gran risultato.

 

A Milano Silvio Berlusconi c'è, il centrode­stra c'è. Quando noi abbia­mo candidato Beppe Sala pensavamo di avere davanti un campo avversario frasta­gliato e invece con Stefano Parisi hanno tirato fuori una candidatura forte... Insieme i due fanno l'80%, un bipolarismo virtuoso. Il punto debole di Parisi è l'eterogeneità del suo schie­ramento. A suo favore c'è però il fattore Milano, ricor­do che il centrosinistra qui ha vinto solo con Giuliano Pisapia. Insomma, una bel­la sfida per Sala che però ha le carte per giocarsela benissimo. Può vantare un programma e una coalizione molto più armonici.

 

A Napoli, tra 15 giorni si rivota tra Luigi De Magistris e Gianni Lettieri. Come cinque anni fa. Matteo Renzi ha an­nunciato il commissa­riamento del Pd locale. Quando ormai i buoi sono scappati...

 

C'è stato l'evidente fal­limento nel costruire una proposta politica intorno alla candidata, scelta con primarie tra l'altro non fa­cili. La federazione di Napo­li ricordo che era stata già commissariata da Walter Veltroni con Rosa Russo Jervolino sindaco. È una piaga antica, nella quale si è incistato de Magistris e per la quale questo governo non ha responsabilità.

 

 Veniamo a Roma, Roberto Giachetti ha avuto il fiato sul collo della Meloni.

 

Il Pd esce dalla trage­dia politica di Mafia capitale da un lato, che ha minato la nostra credibilità morale, e dall'altro dalla prova delu­dente della giunta Marino che non è riuscita a dare governabilità alla città. An­dare al ballottaggio per Gia­chetti è stata un'impressa. Che in questo disastro Mo­vimento 5 stelle riuscisse ad affermarsi era scontato. Era da vedere solo a che livello.

 

Virginia Raggi si è affermata bene, 35,2%.Ha staccato Giachetti di oltre dieci punti.

Ha raggiunto un livello importante, ma non travol­gente. Ora i romani hanno 15 giorni di tempo per deci­dere il da farsi.

 

Difficile che chi ha votato Meloni o Marchini converga sul Pd.

Il tratto caratteristico di questa stagione è la mo­bilità del voto, non c'è più il contratto a tempo indeter­minato con gli elettori, può succedere di tutto.

 

Non avete in gene­rale sbagliato un po' di alleanze? C'è chi vi accu­sa di aver peccato di pre­sunzione, di non essere stati inclusivi.

Allargarsi a sinistra del Pd? Sei ha accettato l'alleanza solo a Cagliari, dove noi abbiamo sostenuto il loro candidato, Massimo Zedda, che è stato rieletto al primo colpo. E dove Sei ha il successo più alto, ar­rivando al 7%. In tutte le altre città sono stati loro a rompere con il Pd, con ri­sultati deludenti. Vale per tutti il caso di Torino dove hanno candidato Giorgio Airaudo in contrapposi­zione a Piero Fassino per protesta contro il jobs act, come se la legge fosse uscita dal consiglio comunale...

 

Il Movimento 5 stel­le ha detto che è finitala tavoletta del voto di protesta, che sono pron­ti per andare al governo. E guidare Roma sarebbe un gran colpo. Preoccu­pato per il referendum di ottobre?

Se M5s è pronto a go­vernare, ammettano che la legge elettorale è su misura del Pd, ma anche del centro­destra e di Movimento 5stel-le. Tutti i tre poli possono vincere, possono andare al governo del paese se com­petitivi. Ammettano che il combinato disposto di ltalicum e riforma costituziona­le garantisce governabilità e non disordine. Dovrebbero concentrarsi sul confronto politico in vista del 2018, abbandonando la politica del voto contro Renzi.

 

È stato lo stesso pre­mier a personalizzare il voto di ottobre.

Renzi ha detto una cosa diversa, che il referen­dum sulla riforma madre del programma di governo non può non avere conse­guenze sul governo. È un atto di responsabilità.

 

 

Viste queste ammini­strative, che si aspetta?

Se prevale il voto di protesta, può succedere di tutto. Se si ragiona sui con­tenuti, non sarà la riforma perfetta ma è di gran lunga la migliore possibile.

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