Apr
29
2015
Nessun rischio tiranno, cosė si salva il sistema parlamentare
Al mia intervista a "Il Sole 24 Ore"

«Parlare di un uomo solo al comando o addirittura di rischio tiranno di fronte a un sistema che non contempla l’elezione diretta del premier, che mantiene la forma parlamentare con il vincolo della fiducia e che prevede un premio che in ogni caso - sia che venga assegnato al primo turno sia che ci sia il ballottaggio - dona al governo 24-25 deputati di scarto è del tutto fuor d’opera. E certo non si può dire che la tenuta della democrazia passa dal premio alla lista piuttosto che alla coalizione o dai capilista bloccati. Tanto più che il listino bloccato per il 25% delle candidature proposto in alternativa assomiglia molto di più al Porcellum del sistema originale messo a punto con seconda versione dell’Italicum». Giorgio Tonini, vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama e membro della segreteria renziana, punta il dito contro la minoranza del Pd e attribuisce all’annunciato non rispetto della regola della disciplina di partito («non temo di usare la parola disciplina perché la usava anche Alcide De Gasperi») la legittima difesa della fiducia.

Non si poteva evitare la fiducia, senatore Tonini?

Non si fanno le riforme affidandosi alla giungla del voto casuale in Aula all’ombra dello scrutinio segreto. Bisogna ricordare che la tenuta delle regole interne ai partiti è essenziale al sistema parlamentare: sono le decisioni a maggioranza a salvare la democrazia parlamentare. Al di fuori c’è l’investitura diretta da parte dei cittadini, e qui siamo nel campo del presidenzialismo che il Pd nella sua storia ha deciso di non percorrere. Se si viola sistematicamente la regola aurea delle decisioni a maggioranza si smonta il principio della democrazia parlamentare che in teoria si vuole difendere.

Il presidenzialismo non è la posizione storica del Pd, ma neanche i capilista bloccati lo sono. Perché non sì è optato per i collegi una volta venuto meno il patto del Nazareno?

Io sono l’unico parlamentare eletto con il collegio, quello di Trento, e sono particolarmente affezionato al sistema dei collegi che era anche del vecchio Mattarellum. E il Mattarellum “corretto” era una delle opzioni messe sul tavolo da Renzi appena eletto segretario. Tuttavia abbiamo dovuto constatare che sul ritorno ai collegi uninominali non c’erano i numeri, soprattutto in Senato. E non è solo Forza Italia a non volere i collegi: anche i partiti minori della maggioranza sono contrari. C’è poi da dire che l’Italicum 2.0 è stato molto migliorato rispetto alla prima versione, anche accogliendo i suggerimenti venuti dalla minoranza del Pd.

E i capilista bloccati? Saranno molti nei partiti più piccoli...

Il partito che vince avrà almeno 240 deputati eletti con le preferenze su 340. Come si faccia a dire che il capo del governo si nomina i suoi parlamentari è un mistero. E poi il capolista, il cui nome è l’unico scritto sulla scheda, assomiglia molto al candidato del collegio uninominale. Vero è che i partiti minori, che avranno meno eletti, avranno una percentuale maggiore di capilista. Ma diamo per scontato che l’opposizione sarà frammentata mentre sono convinto che in un tempo anche rapido l’Italicum avrà l’effetto virtuoso di produrre la semplificazione dello schieramento a noi avversario: sento già parlare di partito repubblicano...

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